Vidocq: da astuto criminale a detective, la storia di uno dei padri dell’investigazione scientifica

Eugène-François Vidocq è una figura particolarmente rappresentativa nella storia dell’investigazione criminale.

Nasce ad Arras il 24 luglio 1775, figlio di un panettiere. Durante l’infanzia, commette piccoli furtarelli. A quattordici anni uccide – per errore, a quanto risulta – il suo maestro di spada e, in seguito, fugge dalla sua città natale. Rimasto privo di denaro, a sedici anni si arruola nell’armata rivoluzionaria. Combatte a Valmy e a Jemmapes, in seguito diserta e si dedica a una vita decisamente avventurosa.

Come ladro e truffatore opera a Parigi e nel nord della Francia. Arrestato, nel 1797 viene condannato a otto anni di lavori forzati per “falso in conti pubblici”. Viene quindi incluso in un gruppo di forzati destinato al carcere di Brest.

Il viaggio, da Parigi, è lungo e faticoso. Prima di arrivare a destinazione, Vidocq tenta invano di fuggire, nascondendosi nella foresta di Compiègne. I forzati giungono infine a Brest il 13 gennaio 1798.

All’ospedale di Pontanézen, si procede alla liberazione dei carcerati dai ferri. Vidocq compie un secondo tentativo di fuga ma, saltando il muro di cinta, si procura una dolorosa slogatura.

Indomito, dopo solo otto giorni di carcere, utilizzando degli abiti da marinaio, riesce a confondersi tra i lavoranti dell’arsenale di Brest e a lasciare la città.

Viene nuovamente arrestato nel 1799 e inviato al carcere di Tolone, da cui evade il 6 marzo 1800. Giunge a godere, comprensibilmente, di una fama e di un prestigio notevoli negli ambienti criminali.

 

Eugène-François Vidocq

 

Nel 1806 si offre di collaborare con la polizia parigina in qualità di informatore.

Nel 1809, viene coinvolto nelle indagini sul furto di una collana di smeraldi che Napoleone ha donato a Giuseppina. L’imperatore ordina a Joseph Fouché, Ministro della Polizia Generale, di recuperare la collana, se necessario perlustrando ogni strada di Parigi.

La polizia di allora ha una scarsa conoscenza dei bassifondi e ciò induce Fouché a richiedere proprio la collaborazione di Vidocq.

Questi setaccia le zone più malfamate di Parigi alla ricerca di informazioni.

In tre giorni riesce a individuare il ladro e il nascondiglio del gioiello.

Napoleone, colpito dalla sua efficienza, chiede di incontrarlo e, in segno di gratitudine, dispone che gli venga assegnata, all’interno della polizia, una posizione degna del suo non comune talento investigativo.

L’ex criminale inizia così la sua attività di contrasto al crimine, proprio come infiltrato negli ambienti della malavita.

Ottiene brillanti risultati e, nel 1812, la brigata da lui organizzata e diretta viene posta sotto il controllo della Prefettura.

Con decreto firmato da Napoleone il 17 dicembre 1813, tale brigata viene formalmente inclusa nelle forze di polizia. Nasce la Sureté Nationale.

Vidocq arruola, per la maggior parte, ex criminali e persone appena uscite di prigione. Tra questi, Coco Lacour, che in seguito gli succederà nel dirigere la brigata.

Dai dati disponibili, risulta che, nel solo 1817, la sua squadra abbia arrestato ottocentododici criminali, tra assassini, ladri, borseggiatori, rapinatori e truffatori.

 

Vidocq arresta i briganti nella foresta di Senard

 

Vidocq è considerato uno dei padri fondatori dell’investigazione scientifica.

A lui si deve un protocollo di identificazione dei recidivi, consistente nella registrazione delle peculiarità dell’aspetto e del modus operandi di ogni criminale noto.

Mette a punto, inoltre, specifici metodi di analisi della scena del crimine e di prelievo delle tracce materiali del reato.

Tra tutti, il calco in gesso delle impronte di calzatura.

Porta avanti anche pionieristici studi di balistica forense.

È inoltre noto per aver costituito il Bureau des Renseignements, comunemente ritenuto la prima agenzia di investigazioni private della storia.

Muore a Parigi l’11 maggio 1857.

Nelle sue celebri e avventurose Memorie, Vidocq racconta, tra l’altro, delle sue indagini su una violenta aggressione. Allo scopo, inizia analizzando in modo molto accurato la scena del crimine.

“Nella rimozione del corpo era stata contemplata la più minuziosa precisione”, rievoca E.J. Wagner, “Non era stato trascurato nulla che potesse condurre alla scoperta degli assassini. Erano state annotate accurate osservazioni riguardanti le impronte; erano stati attentamente raccolti bottoni e frammenti di carta imbevuti di sangue: su uno di essi, che pareva essere stato strappato con violenza per pulire la lama di un coltello trovato a breve distanza, si notò la presenza di alcune lettere scritte. […] Venne raccolto un secondo frammento che in tutta evidenza era parte di un indirizzo. […] Vennero decifrate le seguenti parole: a – Monsieur Rao – Merchant de vins bar – Roche”.

La fonte citata fa riferimento a degli assassini.

In realtà, la vittima dell’aggressione, pure colpita da ventotto pugnalate, è ancora viva.

In ospedale, l’uomo – di nome Fontaine – riferisce a Vidocq di essere stato assalito da due sconosciuti e di averne ferito uno alla gamba, nella colluttazione susseguente. Gli aggressori, afferma, sono comunque fuggiti con la sua borsa di denaro.

Vidocq sottopone ad accurato esame i frammenti di carta recuperati sulla scena del crimine, persuaso che contengano un nome e un indirizzo. Secondo lui, le lettere “Rao” costituiscono l’inizio del nome Raoul. E ipotizza che costui sia in qualche modo in relazione con un “Merchant de vins”, un negozio di vini, forse sito in “Barriere Rochechouart”.

Nella strada in questione si trova effettivamente un negozio di vini.

Vidocq vi invia alcuni suoi agenti in borghese.

Due uomini, in particolare, attirano la loro attenzione.

Spendono consistenti somme di denaro e uno dei due zoppica vistosamente.

Una perquisizione dell’edificio consente di recuperare degli abiti che, pur lavati di recente, rivelano macchie scure, verosimilmente di sangue. Uno dei due uomini risulta chiamarsi effettivamente Raoul e quello zoppicante è ferito a una gamba.

Sottoposti a uno stringente interrogatorio da parte di Vidocq, i sospetti finiscono con il confessare di essere gli autori dell’aggressione.

Grazie ai tratti singolari e insoliti della sua personalità, Vidocq risulta profondamente radicato nell’immaginario collettivo.

Egli ha ispirato, in modo più o meno diretto, personaggi letterari a loro volta assai noti, dal Jean Valjean dei Miserabili di Victor Hugo, al Vautrin della Comédie humaine di Honoré de Balzac, dal Rodolphe de Sombreuil de I misteri di Parigi di Eugene Sue, fino all’Auguste Dupin di Edgar Allan Poe, al Monsieur Lecoq di émile Gaboriau, al poliziotto Jackal de I Mohicani di Parigi di Alexandre Dumas padre.

 

Le Memorie di Vidocq

 

Autore a sua volta, oltre alle citate Memorie, Vidocq ha pubblicato saggi (Les voleurs, 1836; Considérations sommaires sur les prisons, les bagnes et la peine de mort, 1844), romanzi (Les vrais mystères de Paris, 1844) e ulteriori scritti autobiografici (Les chauffeurs du nord, 1845).

 

La sua eredità è tutt’ora viva.

Nel 1990, a Philadelphia (Pennsylvania) nasce la Vidocq Society, che riunisce criminologi, criminal profiler, medici legali, scienziati forensi, magistrati e membri delle forze dell’ordine.

Suo scopo è quello di fornire consulenze investigative pro bono, a richiesta della polizia, nella risoluzione di cold cases particolarmente complessi.

 

 

 

Per approfondire:

L. Marrone, Delitti al microscopio. L’evoluzione storica delle scienze forensi, Roma, Gangemi, 2014.

J. Morton, The First Detective: The Life and Revolutionary Times of Vidocq, London, Ebury Publishing, 2012.

E.F. Vidocq, Memoirs Of Vidocq: Master of Crime, Chico, AK Press, 2003.

E.J. Wagner, La scienza di Sherlock Holmes, Torino, Bollati Boringhieri, 2007.

https://www.vidocq.org