Studiare il delitto. Qualche aspetto della ricerca criminologica

La criminologia, è noto, si dedica allo studio dei fatti delittuosi, degli autori del reato, delle vittime, delle diverse forme di reazione sociale alla criminalità, nonché della devianza, anche nelle sue manifestazioni non criminose. Nel corso dell’evoluzione della disciplina, una delle problematiche maggiormente dibattute è sempre stata quella relativa al metodo di ricerca più idoneo da adottare allo scopo di conferirle i tratti di una scienza rigorosa e definire il suo oggetto di studio in modo adeguato.

Di massima, la ricerca criminologica segue lo schema proprio di ogni analisi scientifica, così sintetizzabile:

  • individuazione del tema di indagine ed eventuale formulazione di una o più ipotesi da sottoporre a verifica;
  • pianificazione della ricerca;
  • raccolta dei dati;
  • analisi ed elaborazione dei dati;
  • verifica delle ipotesi formulate.

La criminologia viene spesso definita una scienza multidisciplinare e interdisciplinare e, con riferimento alla ricerca e alla raccolta del materiale da esaminare, ciò permette un’ampia varietà di scelta delle fonti e delle tecniche di acquisizione dei dati.

In sintesi, possiamo distinguere tra ricerche basate su una raccolta diretta dei dati e ricerche che rielaborano materiali già esistenti.

La prima tipologia di ricerca si avvale delle seguenti modalità operative:

  • colloquio;
  • intervista;
  • questionario;
  • tecniche di laboratorio;
  • osservazione diretta.

Il colloquio, strumento caratterizzante l’approccio analitico “clinico”, orientato cioè su singoli soggetti per individuarne le caratteristiche peculiari, è stato impiegato fin dagli esordi dell’antropologia criminale. Può ricomprendere anche la somministrazione di test psicologici, quelli di efficienza (attitudinali, di intelligenza) e quelli di personalità (obiettivi, proiettivi).

Il colloquio criminologico differisce da quello psicologico, psichiatrico e investigativo. Di solito ha luogo in un contesto istituzionale e presuppone necessariamente che l’interlocutore sia stato giudicato colpevole di uno o più reati. Mira ad acquisire informazioni sulla personalità del reo, in relazione alla genesi e alla dinamica del reato per proporre valutazioni sul suo trattamento rieducativo e sulla possibilità che il soggetto torni a delinquere.

L’intervista è utile in ricerche a carattere sociologico e assume diversi livelli di strutturazione: può essere libera (o destrutturata) e somigliare dunque al colloquio; può collocarsi a un livello medio di formalizzazione, focalizzata su una serie specifica di punti tematici (“griglia”); può, infine, assumere una forma rigida, con i tratti del vero e proprio questionario.

I questionari, a loro volta, possono proporre domande aperte, che consentano all’intervistato piena libertà di risposta, oppure sollecitare il soggetto a scegliere tra due o più risposte preimpostate.

Stabilita la modalità di interazione, si procede quindi a individuare il gruppo di soggetti cui rivolgere le domande. Si parla a tal fine di “campione”, che deve essere il più ampio e rappresentativo possibile. Deve sussistere, insomma, una effettiva corrispondenza tra le caratteristiche del campione esaminato e la popolazione generale, definita “universo” dal punto di vista statistico.

Il campione può essere individuato con un criterio probabilistico, mediante l’impiego di tecniche di estrazione casuale, o non probabilistico, in conformità con determinate scelte dei ricercatori o con selezioni non casuali.

 

Un esempio di elaborazione grafica dei dati sulla criminalità

 

Le tecniche di laboratorio, come strumento di raccolta dei dati, afferiscono a particolari casi di osservazione clinica o alla verifica di ipotesi riconducibili all’approccio biologico e, secondo Correra e Martucci, hanno applicazione piuttosto limitata in criminologia.

L’osservazione diretta monitora il comportamento dei soggetti considerati nel loro ambiente naturale, le loro modalità di interazione e di comunicazione. Può essere non partecipante, quando il ricercatore mantiene una distanza tra sé ed i fenomeni oggetto di analisi e partecipante, che vede il ricercatore interagire direttamente con i soggetti che lo interessano, cercando di instaurare con loro un rapporto di fiducia.

Nell’osservazione non partecipante, il criminologo raccoglie dati rimanendo, per così dire, sullo sfondo. Allo scopo, ci dice Marotta, “fa uso di specchi unidirezionali, visori notturni, videocamere e registratori. Ovviamente, questi strumenti sono di supporto al solo scopo scientifico, diversamente da quanto avviene nelle operazioni di polizia giudiziaria o dei servizi segreti.”

Nell’osservazione diretta partecipante, lo studioso acquisisce invece lo stile di vita del gruppo preso in esame “fino ad avere”, secondo Marotta, “la completa opportunità di conoscere e capire il mondo dal punto di vista dei soggetti osservati. […] Il rischio di tale metodo è che si arrivi ad una interpretazione neutrale della realtà, perciò priva di ogni connotazione esplicativa e critica: l’osservatore partecipante, in altre parole, può diventare, ad un certo punto, un ‘partecipante non osservatore’.”

 

Howard S. Becker (1928), autore di significativi studi sulla devianza realizzati mediante osservazione diretta

 

Se il criminologo desidera raccogliere un consistente numero di dati, secondo un approccio appunto definito quantitativo, e sottoporli a una analisi di tipo statistico, potrà utilmente adottare modalità di raccolta strutturate, come il questionario. Se si interessa a un approccio qualitativo (nell’ambito del quale i dati vengono acquisiti sotto forma di parole e non di numeri), potrà impiegare strumenti caratterizzati da una maggiore flessibilità, come il colloquio clinico, l’osservazione diretta e la raccolta delle cosiddette “storie di vita”.

 

Uno studio del criminologo Enrico Ferri (1856-1929)

 

Come accennato, è anche possibile che il criminologo si dedichi a esaminare del materiale già esistente, raccolto in precedenza da altri. Si tratta, in genere, di statistiche, atti giudiziari, studi di settore, cartelle cliniche, materiale d’archivio. In genere, si procede applicando a tali fonti uno schema analitico predefinito (“griglia di lettura”) per scomporre il testo esaminato, classificando le informazioni che se ne traggono.

L’analisi documentale può applicarsi utilmente nella criminologia storica. “L’interesse per il metodo storico in criminologia”, considerano Bandini e Colleghi, “si è ridestato negli anni sessanta [del Novecento], sulla scia della crisi delle metodologie quantitative basate sull’analisi statistica, e sulla base di una nuova evoluzione delle discipline storiche, che si sono aperte ai fenomeni sociali ed hanno iniziato ad occuparsi non più soltanto delle gesta dei grandi uomini, ma anche della vita quotidiana nelle diverse epoche.”

Gli studi storico-criminologici si sono variamente connotati e hanno preso in esame tanto fenomeni sviluppatisi in un lasso di tempo molto ampio (come il celebre Sorvegliare e punire. Nascita della prigione di M. Foucault), quanto tematiche riconducibili ad ambiti più circoscritti (vi sono studi, ad esempio, che si concentrano sulla criminalità femminile nell’Inghilterra del Settecento, sui delitti sessuali nella Venezia del XIV secolo, sul ladro professionale negli Stati Uniti, etc.).

 

Sorvegliare e punire di Michel Foucault (1926-1984)

 

Per approfondire:

T. Bandini, U. Gatti, M.I. Marugo, A. Verde, Criminologia. Il contributo della ricerca alla conoscenza del crimine e della reazione sociale, Milano, Giuffré, 1991.

C. Cioffi, “Metodologia della ricerca in criminologia”, in C. Serra (a cura di), Proposte di criminologia applicata, Milano, Giuffré, 2000.

M.M. Correra, P. Martucci, Elementi di criminologia, Padova, Cedam, 2013.

F. Cremonini (a cura di), Strumenti e tecniche per l’indagine criminologica. Una introduzione, Milano, Franco Angeli, 2002.

G. Marotta, Criminologia. Storia, teorie, metodi, Padova, Cedam, , 2015.

L. Marrone, Appunti di criminologia. Lo studio del delitto e le sue applicazioni, Roma, Bulzoni, 2017.

I. Merzagora, G. Travaini, Il mestiere del criminologo. Il colloquio e la perizia criminologica, Milano, Franco Angeli, 2015.