Paul Kirk e il caso Sheppard

Paul Leland Kirk nasce nel 1902 a Colorado Springs (Colorado). Studia all’Università dell’Ohio, laureandosi in chimica, disciplina nella quale si perfeziona all’Università di Pittsburgh. Ottiene poi, il dottorato in biochimica all’Università della California.

Dal 1929 al 1945, è docente di chimica presso l’Università di Berkeley e affianca all’attività accademica quella di consulente in indagini criminali.

Inizia a interessarsi alle scienze forensi nei primi anni di insegnamento, quando un studente richiama la sua attenzione sulla morte di un cane, con ogni probabilità dovuta ad avvelenamento. L’indagine su questa vicenda risveglia la curiosità del professore per l’investigazione scientifica e le sue problematiche.

In seguito la polizia chiede a Kirk di effettuare l’esame microscopico degli abiti della vittima di un rapimento, alla ricerca di eventuali tracce del rapitore. Lo studioso rileva in effetti microtracce della camicia del criminale, che in breve viene individuato, arrestato e condannato.

Nel 1937, Kirk assume la direzione del Programma di Criminologia dell’Università di Berkeley che, sotto la sua guida, riceve un significativo impulso e acquisisce notevole prestigio.

Durante la seconda guerra mondiale, lo scienziato lavora al Progetto Manhattan e, nel 1953, pubblica la prima edizione del suo fondamentale manuale di scienze forensi, Crime investigation, un approfondito trattato di investigazione criminale, di analisi delle tracce repertate sulla scena del delitto e di ricostruzione delle dinamiche dell’azione criminosa. Il testo viene rieditato, con modifiche e ampliamenti, quattro anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1970, ed è tutt’ora considerato un validissimo supporto operativo nelle indagini forensi.

 

Paul Leland Kirk

 

Fondamentale, tra gli altri, il contributo di Kirk alla Bloodstain Pattern Analysis (BPA), lo studio della morfologia e del posizionamento delle macchie di sangue rinvenute sul locus commissi delicti, teso alla ricostruzione della dinamica dell’evento. Lo scienziato applica tale approccio di analisi quando viene chiamato a esaminare la scena di uno dei più noti e cruenti crimini consumatisi nell’America degli anni Cinquanta.

 

Angoli di impatto e corrispondenti morfologie delle macchie di sangue

 

Il 4 luglio 1954, la giovane Marilyn Reese, moglie del medico Sam Sheppard, viene brutalmente assassinata nella camera da letto della loro casa a Bay Village, Ohio, sulle rive del lago Erie.

 

Marilyn Reese e Sam Sheppard il giorno delle nozze

 

Questo, in sintesi, quanto dichiarato in seguito dallo stesso Sheppard: è notte, il medico si è addormentato su un divano del pianterreno. Viene svegliato dalle urla della moglie. Precipitatosi al piano di sopra, dove si trova la camera da letto della coppia, Sheppard si imbatte in uno sconosciuto dai capelli “cespugliosi”, con il quale ingaggia una violenta colluttazione. Marilyn Sheppard giace senza vita in camera, colpita alla testa circa trenta volte, con un corpo contundente. Il suo sangue si è abbondantemente riversato sulle lenzuola, sul cuscino, sul letto, sulle pareti e sui mobili.

A quanto si accerta, il figlio della coppia, che occupa la stanza accanto a quella dei genitori, non viene svegliato dai rumori dell’aggressione.

 

L’abitazione degli Sheppard

 

La polizia, in seguito intervenuta, non recupera l’arma del delitto e non rileva tracce della presenza di intrusi. Armadi e cassetti risultano aperti e il loro contenuto sparso in terra, ma la porta dell’abitazione non reca segni di scasso. Gli investigatori dubitano che l’omicidio possa ricondursi a un tentativo di furto: la vittima è stata colpita con una violenza insolita, le sono stati inferti più colpi di quelli effettivamente necessari a ucciderla. La scena del crimine sembra evocare uno scenario diverso, un coinvolgimento emotivo, un movente personale.

Dall’indagine emergono elementi atti a comprovare un rapporto decisamente conflittuale tra Sheppard e la moglie: liti, violenze domestiche, gelosie, tradimenti. Il medico, e la sua famiglia d’origine, sono al contrario concordi nell’affermare che tra i coniugi regnasse l’armonia: la donna era peraltro in attesa del secondo figlio.

Circa un mese dopo, Sheppard viene arrestato con l’accusa di aver ucciso la moglie. Il processo che segue suscita notevole clamore. Nel corso del dibattimento si accertano le relazioni extraconiugali dell’imputato, da lui ripetutamente negate, e ciò non contribuisce a porlo in una luce positiva agli occhi dei giurati. Si insinuano dubbi sulla dinamica degli eventi da lui proposta e si giunge a ipotizzare che egli, medico e osteopata di riconosciuta competenza, si sia procurato da solo il trauma che lo costringe a indossare un collare ortopedico nel corso del processo e che lui afferma essere conseguente alla colluttazione con l’omicida della moglie.

 

Gli avvocati della difesa conferiscono con Sheppard nel corso del processo

 

Dopo un dibattimento protrattosi per due mesi, la giuria condanna Sam Sheppard all’ergastolo per omicidio di secondo grado, non premeditato.

Il 22 gennaio 1955, un mese dopo la condanna, l’avvocato del medico conduce Paul Kirk sulla scena del crimine. Per quattro giorni, lo studioso vi effettua rilievi ed esami e, alla fine, redige un’approfondita relazione, corredata di planimetrie, fotografie e schizzi. In essa, vengono posti in evidenza alcuni significativi elementi trascurati dall’accusa.

In particolare, nel suo elaborato, Kirk studia forma e dimensioni delle macchie di sangue presenti sui muri e sui mobili della camera in cui è avvenuto l’omicidio, definendo gli assi di proiezione delle stesse ed i loro punti d’origine.

Dai risultati dei suoi esperimenti, ritiene di poter affermare che l’omicida sia mancino e che abbia colpito la vittima posando il ginocchio destro sulla sponda del letto su cui questa si trovava. Ipotizza che l’arma del delitto sia un oggetto dotato di una qualche protuberanza, come una torcia elettrica e che, nel tentativo di difendersi, la vittima abbia morso l’assassino alla mano, provocando una sua violenta reazione. Una macchia di sangue, rinvenuta su un pannello della porta e caratterizzata da una forma palesemente diversa da quella di tutte le altre, sembra proprio indicare il punto in cui l’aggressore potrebbe aver appoggiato la mano insanguinata.

Il sangue prelevato da tale macchia non risulta appartenere al gruppo sanguigno di Sheppard, né di sua moglie. L’uomo condannato, inoltre, non è mancino, né presentava, all’epoca del delitto, ferite alla mano.

Secondo Kirk, inoltre, la conformazione delle macchie di sangue rinvenute sul letto potrebbe apparire compatibile con un tentativo di violenza carnale.

Un altro significativo elemento posto in evidenza dallo studioso: nella stanza in cui è avvenuta l’aggressione, vi è un’ampia zona rimasta indenne dagli schizzi del sangue della vittima. È il punto, sostiene Kirk, in cui doveva trovarsi l’aggressore quando ha vibrato i colpi: i suoi abiti devono quindi essere stati a loro volta abbondantemente investiti dalla sostanza ematica. Le esigue tracce di sangue riscontrate sugli abiti del dottor Sheppard non possono evidentemente derivare dall’aggressione.

L’appello alla sentenza di condanna viene rigettato il 20 luglio 1955. Una successiva istanza di revisione, proposta nel 1964, viene accolta e, nel 1966, la Corte Suprema dispone un nuovo processo. In questa sede, l’accusa è sostenuta da Samuel Gerber, membro anziano dell’American Academy of Forensic Sciences. Nel corso del procedimento, vengono presentate le conclusioni di Kirk ed emergono ulteriori elementi in precedenza trascurati. Tra i quali, la presenza, nello scantinato di casa Sheppard, di una finestrella attraverso cui un aggressore avrebbe facilmente potuto avere accesso all’abitazione.

Sam Sheppard viene infine assolto. Successive indagini tenteranno di individuare il vero responsabile dell’omicidio, senza conclusivi sviluppi.

 

Per approfondire:

S. Agostinis, Lineamenti di storia delle scienze forensi, Fano (PU), Aras Edizioni, 2007.

F.L. Bailey, The Defense Never Rests, New York, Stein & Day Publishers, 1971.

P. Fratini, L. Garofano, “BPA – Bloodstain Pattern Analysis”, in M. Picozzi, A. Intini (a cura di), Scienze forensi. Teoria e prassi dell’investigazione scientifica, Torino, Utet, 2009.

L. Marrone, Dalla scena del delitto al criminal profiling. Temi di investigazione criminale, Roma, EdUP, 2015.

R. Saferstein, Criminalistics. An Introduction to Forensic Science, Upper Saddle River, NJ, Prentice Hall, 2011.

https://www.famous-trials.com/sam-sheppard