L’identificazione dattiloscopica in tribunale. Il processo Stratton

La dattiloscopia si basa sul rilievo e lo studio dell’impronta digitale, ovvero l’insieme di disegni che le creste papillari lasciano su un corpo quando vi vengono a contatto. Le creste papillari sono costituite dai solchi e dagli avvallamenti presenti sulla superficie dei polpastrelli, del palmo della mano e della pianta del piede. Dai pori delle creste papillari traspira il sudore, che si deposita sugli oggetti che tocchiamo. Ogni impronta presenta un disegno caratteristico, ottenuto dalla combinazione di figure. Le prime ricerche sulle potenzialità delle impronte digitali a fini identificativi si devono a Sir William Herschel (1833-1917) e Henry Faulds (1843-1930).

 

Henry Faulds

 

Nel 1892, Francis Galton (1822-1911) pubblica Fingerprints, primo studio sistematico sulla morfologia delle impronte e sui metodi di repertamento. Galton enuncia i principi fondamentali sui cui si basa l’analisi dattiloscopica:

  • immutabilità: le impronte digitali non subiscono variazioni morfologiche per tutta la vita del soggetto;
  • variabilità: impossibile trovare la stessa impronta in soggetti diversi (nemmeno, oggi sappiamo, nei gemelli omozigoti);
  • classificabilità: le impronte, pur nella loro infinità varietà, sono riconducibili a quattro fondamentali tipi di figura (adelta, monodelta, bidelta e composta).

 

Francis Galton

 

Evidente l’utilità dell’identificazione tramite impronte digitali in ambito investigativo. Nel 1892, Juan Vucetich (1858-1925), responsabile dell’Ufficio di Identificazione della polizia argentina, istituisce il primo archivio dattiloscopico ufficialmente adottato da uno Stato. Nel 1897, viene introdotto da Scotland Yard il sistema di archiviazione dattiloscopica di Sir Edward Richard Henry (1850-1939). Pochi anni dopo, in Inghilterra, si registra la prima condanna in un processo per omicidio appunto basata sull’identificazione mediante impronte digitali.

Deptford, Inghilterra, 27 marzo 1905. Verso le otto e mezzo del mattino, il giovane William Jones giunge al Chapman’s Oil and Colour Store, presso cui lavora come commesso. Il negozio è di proprietà dell’imprenditore George Chapman ed è gestito da Thomas Farrow e da sua moglie Ann, rispettivamente di 70 e 65 anni, che vivono al piano superiore. Jones bussa alla porta e non riceve risposta. Guarda attraverso la buca delle lettere sul battente della porta e intravede, all’interno, una poltrona rovesciata. Insieme all’assistente del proprietario, chiamato in aiuto, riesce in breve a entrare nel colorificio attraverso la porta di servizio.

Thomas Farrow giace nel negozio senza vita, ucciso da colpi al capo inflitti con un corpo contundente. Al piano di sopra, viene rinvenuta anche la signora Farrow, ferita e priva di conoscenza.

 

La scena del crimine

 

L’ispettore Frederick Fox e il vice commissario Melville Macnaghten, responsabile del C.I.D. (Criminal Investigation Department) di Scotland Yard, giunti in loco, scoprono che la cassetta metallica in cui Farrow conservava gli incassi è completamente vuota.

Basandosi sulle tracce presenti sulla scena del crimine, i due investigatori ipotizzano quindi la dinamica dell’aggressione. L’assenza di segni di effrazione sembra attestare che Farrow abbia aperto la porta al suo omicida. Il fatto che sia lui che sua moglie fossero ancora in camicia da notte, che questi sia giunto prima dell’alba. Colpito Farrow, il criminale ha raggiunto il piano superiore, individuato il nascondiglio della cassetta con il denaro e aggredito la signora Farrow.

Prima di dileguarsi con il bottino, poi, lo sconosciuto sembra essersi lavato le mani in un catino presente sulla scena. Sul pavimento del negozio, ha lasciato una calza, di cui verosimilmente si è servito per coprirsi il volto durante l’aggressione.

Ann Farrow muore pochi giorni dopo a causa delle lesioni riportate, senza riprendere conoscenza.

Sul fondo della cassetta metallica delle vittime si rinviene un’impronta digitale molto nitida. Il reperto viene inviato all’ispettore Charles Collins, della sezione di analisi dattiloscopica del C.I.D., diretta da Edward Henry.

 

La scatola di metallo in cui le vittime conservavano gli incassi

 

Collins esamina il reperto: il disegno dell’impronta segue un percorso ad arco e, attesa la sua larghezza, con ogni probabilità proviene da un pollice. L’inclinazione dei segni, più marcata sul lato destro, suggerisce inoltre che si tratti di un pollice destro.

L’ispettore confronta quindi l’impronta con quelle presenti nel suo archivio, con quelle dei signori Farrow e dei poliziotti intervenuti sulla scena, non individuando corrispondenze. Conclude, quindi, che appartenga all’omicida.

Nel corso dell’indagine, un lattaio riferisce di aver visto, all’alba del giorno dell’aggressione, due sconosciuti allontanarsi dal negozio. Un altro testimone afferma di aver notato un certo Alfred Stratton aggirarsi nelle vicinanze.

Quest’ultimo viene trattenuto dalla polizia, insieme a suo fratello minore Albert. Il lattaio non è però in grado di identificarli con certezza.

Ai due sospetti vengono prelevate le impronte digitali e poste a confronto con quella repertata. L’esito della comparazione è positivo: la traccia risulta appartenere al maggiore dei fratelli Stratton.

All’epoca, la dattiloscopia vanta più di un successo nell’identificazione dei recidivi, anche se la comunità scientifica non è ancora approdata a certezze condivise circa le modalità ed i criteri attraverso cui giungere appunto a una identificazione positiva: secondo alcuni esperti di allora a tal fine sarebbe necessario disporre di dieci impronte dello stesso soggetto.

Il processo ai fratelli Stratton per rapina e duplice omicidio inizia comunque  il 5 maggio 1905. La difesa si avvale della consulenza di Henry Faulds, che contesta la validità e l’attendibilità dei risultati dell’analisi dattiloscopica su cui l’accusa si fonda.

 

I fratelli Stratton ritratti durante il processo

 

A carico degli imputati sembrano comunque sussistere numerosi indizi: i due sono stati trovati in possesso di rudimentali maschere ricavate da calze, come quella recuperata sulla scena; hanno offerto denaro ad alcuni testimoni a favore, poi rivelatisi falsi; sono stati visti nei pressi del negozio delle vittime; non sono in grado di spiegare, infine, la provenienza di una somma di denaro di cui risultano in possesso.

Interrogato in aula sull’impronta digitale repertata sulla cassetta metallica dei Farrow, l’ispettore Collins mostra alla giuria un ingrandimento fotografico del reperto: in determinati punti, l’impressione non risulta del tutto chiara, come puntualmente accade, spiega, nel caso di tracce dattiloscopiche rinvenute in sede di sopralluogo.

Riferisce poi che l’impronta rivenuta non combacia con quelle dei Farrow, dei poliziotti intervenuti né con quelle dei criminali presenti nell’archivio di Scotland Yard.

Il teste mostra, infine, l’ingrandimento dell’impronta del pollice destro di Alfred Stratton, prelevato proprio a fini comparativi: le coincidenze tra questa e il frammento repertato risultano essere almeno undici.

In sede di controinterrogatorio, la difesa eccepisce che, nell’angolo in alto a destra, i due disegni a confronto appaiono del tutto differenti. Collins riconosce che, in effetti, nella traccia repertata, le linee corrono più perpendicolarmente rispetto a quelle del campione appositamente prelevato dal sospettato. Tale differenza, spiega, è però da attribuirsi al fatto che le due impronte sono frutto di pressioni diseguali del dito su superfici diverse.

A sostegno di ciò, Collins preleva due volte la medesima impronta digitale di uno dei giurati: la prima con scarsa pressione, la seconda con una pressione maggiore. I risultati presentano leggere difformità, ma le minuzie del disegno delle creste papillari, sul cui esame si basa la valutazione comparativa, appaiono del tutto identiche.

La difesa chiama allora a deporre il dottor John Garson, che si presenta come un medico impegnato in studi di dattiloscopia fin dal 1890. Si dice convinto che l’impronta rinvenuta sulla cassetta e quella dell’imputato provengano da dita diverse. Afferma che gli undici punti di coincidenza asseritamente individuati da Collins in realtà non sussistono e sottolinea la presenza, tra gli elementi in comparazione, di differenti curvature delle linee e delle loro distanze proprio in prossimità di detti punti. In alcune zone, conclude, l’impronta repertata risulta del tutto difforme rispetto al modello di riferimento.

In sede di controinterrogatorio, l’accusa esibisce una lettera dello stesso Garson indirizzata ai difensori degli Stratton, nella quale il medico si offre di testimoniare in loro favore. Nello scritto, l’esperto precisa che potrà facilmente invalidare, dinanzi alla giuria, i metodi analitici e comparativi impiegati da Scotland Yard. Viene poi mostrata un’altra lettera, che lo stesso Garson ha indirizzato all’accusa, nella quale egli si dichiara disponibile a prestare la propria testimonianza contro l’imputato. In nessuna delle due lettere il medico chiede, peraltro, di esaminare i reperti per poterne valutare la coincidenza o meno.

Nell’impossibilità di negare l’autenticità degli scritti, il medico tenta di giustificare il proprio discutibile operato affermando di essere un “testimone indipendente”. Ma la sua attendibilità risulta, ovviamente, del tutto compromessa.

Riunitasi, la giuria giunge in circa due ore a un verdetto di colpevolezza, in gran parte basato sugli esiti della comparazione dattiloscopica. I fratelli Stratton vengono impiccati il 23 maggio 1905.

 

Articolo del Daily Mirror dedicato al processo Stratton

 

Per approfondire:

C. Beaven, Impronte digitali. Scotland Yard e la nascita della criminologia moderna, Milano, Mondadori, 2002.

J. Berry, “History and Development of Fingerprinting”, in H.C. Lee, R.E. Gaesslen (ed.), Advances in Fingerprints Technology, New York, Elsevier, 1991.

G. Dilnot, Great Detectives and Their Methods, London, Geoffrey Bles, 1927.

M. Macnaghten, Days of My Years, London, Edward Arnold, 1915.

L. Marrone, Compendio di criminologia investigativa, Roma, Kappa, 2016.

L. Marrone, Dalla scena del delitto al criminal profiling. Temi di investigazione criminale, Roma, EdUP, 2015.

J. Thorvald, Century of the Detective, New York, Harcourt, Bruce & World, 1965.