Investigazioni “post mortem”. Anatomia patologica e medicina legale

Rembrandt, La lezione di anatomia del dott. Tulp (ca. 1632)

 

Si ritiene che gli Egizi possedessero conoscenze, sia pure approssimative, di anatomia. La pratica dell’imbalsamazione, cui si dedicavano, presupponeva la dissezione dei cadaveri. La prima dissezione di cui abbiamo notizia viene però eseguita nell’antica Grecia. Nel V secolo a.C., Alcmeone di Crotone scopre l’esistenza del nervo ottico, pur senza comprenderne il funzionamento.

Il medico romano Antistio, riferisce Svetonio, esamina il cadavere di Giulio Cerare, individuando quale delle pugnalate inflittegli dai congiurati si sia effettivamente rivelata letale. Si hanno poi notizie di esami cadaverici compiuti a scopo diagnostico nel XV secolo.

Un contributo decisivo nell’evoluzione degli studi anatomici si deve al belga Andrea Vesalio, forma italianizzata di Andreas van Wesel (1514-1564). Nel 1543 pubblica il De Humani Corporis Fabrica. Nell’opera, decisamente innovativa per l’epoca, l’Autore afferma l’imprescindibilità della sezione anatomica per acquisire una completa e adeguata comprensione della struttura e della fisiologia del corpo umano.

Andrea Vesalio

 

Al 1566 risale il Trattato di medicina legale di Filippo Ingrassia, Protomedico di Palermo, in cui inizia a delinearsi compiutamente la specifica tipologia di esame anatomico impiegato per finalità legali.

Del 1602 è il De Relationibus Medicorum Libri Quator, del medico siciliano Fortunato Fedele, manuale di medicina legale e trattazione delle attività sanitarie connesse alla salute pubblica.

A Paolo Zacchia si deve, poi, un’altra raccolta sistematica del sapere medico applicato alla legge, le Quaestiones Medico-Legales, redatte tra il 1621 e il 1651.

Nel 1689, il tedesco Johann Bohn pubblica uno studio sulle ferite mortali, nel quale delinea il procedimento da adottare nell’esame cadaverico, soffermandosi su ogni cavità, cranica, toracica e addomino-pelvica.

De Sedibus et Causis Morborum per Anatomen Indagatis, pubblicato nel 1761 da Giovanni Battista Morgagni (1682-1771), è considerato uno dei testi più significativi della storia della medicina. Con quest’opera, secondo gli studiosi, nasce la medicina moderna, caratterizzata dalla definitiva affermazione del metodo fondato sull’osservazione sistematica e sull’esperimento. Mettendo in relazione le alterazioni anatomiche osservate in sede autoptica con le malattie rilevate clinicamente, l’Autore dimostra come a ogni alterazione anatomica ne corrisponda una della funzione e quindi una malattia.

Giovanni Battista Morgagni

 

In seguito si delinea in modo compiuto la dissezione delle vittime di atti criminali. Fioriscono, nei secoli successivi, gli studi in materia. Si sperimentano diverse tecniche settorie, si affinano differenti approcci analitici, si studiano specifici fenomeni post mortali. Di tutto ciò, in questa sede, non possiamo ovviamente che fornire brevissimi e incompleti cenni.

Nel XIX secolo, in Francia e Germania i corpi da sezionare a scopo di ricerca risultano facilmente  reperibili. I morti per cause sconosciute vengono ceduti alla polizia, che provvede a esaminarli. Ciò, peraltro, in condizioni di lavoro estremamente problematiche: gli obitori sono mal ventilati, maleodoranti e pieni di materia infetta. Nonostante ciò, i contributi scientifici nell’ambito della patologia forense sono numerosi e assai significativi.

A Parigi, Ambroise Tardieu (1818-1879) e Paul Brouardel (1837-1906) si dedicano allo studio dei segni che il soffocamento e l’impiccagione lasciano sui cadaveri. A Lione, il patologo forense e criminologo Alexandre Lacassagne (1843-1924) è impegnato, tra l’altro, nell’osservazione sistematica dei fenomeni trasformativi che intervengono nel corpo umano dopo il decesso (rigor mortis, l’irrigidimento postmortale dei muscoli; livor mortis, l’insorgere delle macchie ipostatiche sulle zone declivi del corpo; il frigor mortis, il raffreddamento del corpo, tendenzialmente portato ad adeguarsi alla temperatura dell’ambiente in cui si trova).

Alexandre Lacassagne

 

Verso la metà del XIX secolo, Alfred Swaine Taylor (1806-1880), patologo formatosi a Parigi, riceve l’incarico di insegnare medicina legale a Londra. Introduce una nuova prospettiva di analisi delle morti violente, elaborata in diversi studi particolarmente rigorosi e documentati. Le sue ricerche in materia di patologia e tossicologia, le prime in lingua inglese, esercitano una profonda influenza sull’investigazione criminale e comprensibilmente forniscono suggestivi spunti alla letteratura poliziesca dell’epoca.

Per quanto riguarda l’Italia, nel 1897, il medico e criminologo Cesare Lombroso (1835-1909) fonda l’Associazione Italiana di Medicina Legale, impegnata nel promuovere lo sviluppo della ricerca medica nella peculiare prospettiva delle sue possibili applicazioni forensi. L’Associazione costituirà il modello per numerose analoghe istituzioni che, ben presto, si diffonderanno in Europa.

Studio medico-legale di Cesare Lombroso

 

In sede di indagine criminale, il contributo del medico legale è, ovviamente, assai significativo. Oltre che sulle cause e l’epoca della morte, un’accurata autopsia permette di acquisire dati sull’identità della vittima, il suo carattere, le sue abitudini, le sue ultime ore di vita. Tutti elementi, questi, che possono concorrere alla ricostruzione delle circostanze del decesso.

In sintesi, vi sono tre fondamentali livelli di esame autoptico:

  • completo: prevede un esame esteso all’intero corpo;
  • limitato: esclude alcune parti del corpo (in genere, la testa);
  • selettivo: concentra l’esame solo su determinati organi.

Tre anche le fasi operative dell’autopsia:

  • esame esterno;
  • dissezione;
  • esami successivi su campione.

Sulle sezioni di singoli organi, sui liquidi biologici, sul contenuto gastrico o su altro materiale rinvenuto sul corpo si effettuano poi indagini istologiche, tossicologiche, microbiologiche, etc.

Nel nostro Paese, l’autopsia può essere effettuata trascorse ventiquattro ore dal decesso, salvo casi eccezionali indicati nel regolamento di polizia mortuaria (artt. 8 e ss. D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285). L’esame può essere richiesto dalla Direzione Sanitaria (nei casi in cui la morte sia avvenuta in regime ospedaliero), dal Procuratore della Repubblica o dal Giudice, giusto quanto disposto dal codice di procedura penale, dal medico curante, che non abbia chiara la natura della morte e dai familiari del deceduto.

In tema di finalità dell’esame autoptico, con riferimento ai soggetti a esso preposti, il medico legale Cristina Cattaneo sottolinea: “L’anatomopatologo, tanto per intenderci, è quello che fa le autopsie il più delle volte sui morti per cause naturali per capire come la malattia si sia evoluta […]. Anche noi medici legali facciamo le autopsie, ma con tutt’altro spirito. […] i medici legali sono delegati a scoprire l’intervento da parte di terzi nel determinare il decesso […].”

“Il patologo forense renderà un buon servizio all’indagine e il suo contributo sarà massimo”, considera Giovanni Arcudi, che vanta una pluridecennale esperienza nel settore, “se alla fine della raccolta di tutti i singoli tasselli dell’indagine medico legale sarà capace di operare una sintesi tra questi ultimi […].” Ciò ai fini di una chiara e attendibile ricostruzione dell’evento criminoso. In tal modo, “l’utilità globale del suo intervento sarà massima facendo sì che il ruolo che egli svolge nell’indagine criminalistica, a connotazione biologica, risulti determinante e, per questo, irrinunciabile.”

 

Per approfondire:

G. Arcudi, “Il ruolo del patologo forense”, in M. Picozzi, A, Intini (a cura di), Scienze forensi. Teoria e prassi dell’investigazione scientifica, Torino, Utet, 2009.

C. Cattaneo, J. Ochs, “Sopralluogo medico-legale e patologia forense”, in N. Gallo, J Ochs (a cura di), Sulla scena del delitto. Esperienze professionali e casi pratici in criminologia, Milano, Mimesis, 2016.

L. Marrone, Delitti al microscopio. L’evoluzione storica delle scienze forensi, Roma, Gangemi, 2014.

L. Sterpellone, D. Zamperini, Camici in giallo. Medici sulla scena del crimine, Torino, SEI, 2009.

E.J. Wagner, La scienza di Sherlock Holmes, Torino, Bollati Boringhieri, 2007.