I volti dello stalker

Secondo la letteratura, il termine stalking designa un’aggressione posta in essere da un persecutore che si intromette in modo reiterato, indesiderato e distruttivo nella vita privata di un altro individuo, con gravi conseguenze psicofisiche. In inglese significa “fare la posta, braccare, pedinare” e indica atti tesi a osservare il comportamento di una preda per poterla catturare. In Italia si è soliti designare tale fattispecie con l’espressione “molestie assillanti”.

Il fenomeno ricorre in presenza di tre elementi: un molestatore (stalker), una vittima (stalking victim) e reiterati comportamenti intrusivi.

Tali comportamenti possono consistere nell’invio di lettere, fiori, regali, in telefonate e attenzioni di vario tipo, che il soggetto agente attua in assenza di un esplicito consenso del destinatario e, talvolta, anche nonostante un suo espresso dissenso.

Inizialmente, molte ricerche tese a delineare un profilo personologico dello stalker si sono focalizzate su casi di molestie assillanti, per così dire, più palesi: vicende che hanno visto coinvolti, nel ruolo di vittima, personaggi dello spettacolo e casi di aggressori condannati per persecuzioni in ambito domestico. Campioni del genere sono però risultati inidonei a rappresentare le effettive proporzioni e la reale complessità del fenomeno.

Da ricerche successive è emerso che non esiste un singolo profilo dello stalker e che coloro che si dedicano a tale tipologia di aggressione rivelano un ampio spettro di tratti psicologici, motivazioni e comportamenti. Ciò rende evidentemente assai complesso condurre un’indagine sistematica sul fenomeno e approntare efficaci strategie di contrasto.

Secondo Aramini, i comportamenti assillanti tendono a ricondursi a partner o ex partner di sesso maschile (in Italia il 70% degli stalker sono uomini), di età compresa tra i diciotto ed i venticinque anni (il 55% dei casi) se associati ad amori non corrisposti e abbandono. A ridosso di separazioni e divorzi, l’età dell’aggressore sale e, talvolta, supera i cinquantacinque anni.

 

Fonte: Istat

 

Le ricerche di Mullen, Pathé e Purcell hanno posto in evidenza che i molestatori sono prevalentemente di sesso maschile e che la percentuale di donne che adottano condotte assillanti è piuttosto esigua (11%). Dagli studi di Palarea, Zona, Lane e Langhinrichsen-Rohling, emerge che è più probabile che gli uomini pongano in essere stalking nei confronti di una persona con cui hanno vissuto una relazione intima e che le donne vi ricorrano ai danni di soggetti con cui non hanno avuto tale tipologia di interazione.

Mullen, Pathé e Purcell hanno poi proposto una delle classificazioni comportamentali dello stalker ritenute più significative, basata sull’esame di centoquarantacinque soggetti australiani:

  • lo stalker cercatore di intimità: per sottrarsi alla solitudine, tenta di instaurare una relazione, romantica o sessuale, ma anche materna o fraterna, con un soggetto idealizzato e reitera i suoi approcci senza curarsi della risposta indifferente o negativa della vittima. In molti casi, si convince che i suoi sentimenti siano ricambiati dall’interlocutore e che questi sia incapace di manifestare quanto prova. Può quindi giungere ad accusarlo di insensibilità e crudeltà. Una forma accentuata di tale tipologia di molestia è associata al delirio erotomane;
  • lo stalker respinto: in genere, ricorre ad atti persecutori dopo essere stato lasciato dal partner o dopo che questi abbia palesato l’intendimento di porre fine alla relazione. La rottura della relazione, reale o fantasticata, innesca strategie tese a impedire l’allontanamento della vittima, tenendo in vita il legame, sia pure in termini distorti. Secondo Oliverio Ferraris la persecuzione diviene in tal modo essa stessa una forma di prosecuzione della relazione, la cui perdita è percepita come insostenibile dal soggetto. Vi è concreta possibilità che tale tipologia di molestia degeneri in atti di violenza fisica. L’inquietudine e l’eccitazione determinano nel soggetto agente un pressante desiderio di rivalsa;
  • lo stalker risentito: agisce per suscitare nella vittima paura e apprensione, animato da un desiderio di rivalsa nei confronti di qualcuno da cui ritiene di essere stato danneggiato. Persegue un preciso disegno, un piano punitivo e ritiene del tutto giustificato il proprio modo di agire, da cui trae un appagante senso di sicurezza, di potere e di controllo. Percepisce se stesso come una vittima in lotta contro una forza soverchiante, è possibile che scelga la sua vittima perché idonea a richiamare e rappresentare qualcuno che gli ha inflitto disagi e umiliazioni;
  • lo stalker predatore: animato dal desiderio di gratificazione sessuale e controllo della vittima. È possibile che dedichi molto tempo a elaborare piani di attacco. Si sente gratificato e prova un senso di potere nell’osservare la vittima di nascosto, nel pianificare l’agguato. Sempre di sesso maschile, viene spesso arrestato per molestie sessuali e talvolta per omicidio. Rivolge di frequente le proprie attenzioni verso persone sconosciute, con tentativi di approccio fastidiosi e improduttivi, che ingenerano nella vittima ansia, panico, sconforto e senso di impotenza. Di ciò l’aggressore è soddisfatto, si compiace di quella che ritiene essere la sua superiorità rispetto alla vittima. È privo delle minime abilità sociali, incapace di instaurare relazioni soddisfacenti e di interpretare i segnali comunicativi altrui. Percepisce la vittima come oggetto idoneo a compensare carenze personali, affettive e sociali;
  • lo stalker corteggiatore incompetente: inidoneo a relazionarsi con l’altro sesso. Desidera instaurare un rapporto sentimentale con la vittima e spesso è incapace di accettare un rifiuto. Non trae dalla molestia particolari soddisfazioni, è raro che vi si dedichi a lungo. Spesso pone in essere condotte assillanti nei confronti di più vittime e si orienta su nuovi bersagli quando i precedenti non si lasciano condizionare dagli attacchi ricevuti.

Secondo Mullen e Pathé, le molestie assillanti possono ricondursi a tre generali categorie:

  • comunicazioni indesiderate: telefonate, lettere, fax, e-mail, biglietti, scritte sui muri. Di solito sono direttamente indirizzate alla vittima, talvolta si rivolgono anche alla sua famiglia, agli amici o ai colleghi;
  • contatti indesiderati: l’insieme dei comportamenti posti in essere per avvicinare la vittima, come pedinamenti, appostamenti, visite alla sua abitazione;
  • altri comportamenti: l’invio di regali, la richiesta o l’annullamento della richiesta di beni o servizi a nome della vittima, reclami, azioni legali pretestuose e destituite di fondamento, inserzioni e annunci pubblicitari, minacce e aggressioni, fisiche o sessuali.

In Italia, il reato di atti persecutori è previsto e punito dall’art. 612 bis del codice penale, introdotto dalla Legge 23 aprile 2009, n. 38, a norma del quale: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.”

Secondo la giurisprudenza, lo stalking non risulta esclusivamente riconducibile all’ambito dei rapporti affettivi o pseudoaffettivi. Un recente orientamento interpretativo, per esempio, ha ritenuto configurabile la fattispecie anche con riferimento a quelle condizioni di prossimità di vita tipiche dei rapporti di vicinato nell’ambito di un condominio. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della configurazione del reato, non è necessario che la condotta persecutoria sia adottata nei confronti della medesima persona, ben potendo la fattispecie ricorrere anche nel caso di atti persecutori ai danni di più persone coabitanti nello stesso condominio e anche quando gli atti persecutori siano diretti singolarmente a persone diverse, ma producano uno o più degli aspetti descritti dalla norma (ansia, paura, modifica delle condizioni di vita) nei confronti di tutte le altre (Cass. pen., sez. V, 7 aprile 2011, n. 20895). Pronunce successive della Suprema Corte hanno consolidato tale indirizzo interpretativo (Cass. pen., sez. V, 15 maggio 2013 n. 39933; Cass. pen., sez. V, 30 agosto 2016, n. 35778; Cass. pen., sez. V, 28 giugno 2016, n. 26878).

 

 

Recentissima, infine, la notizia di una condanna per stalking giudiziario. Secondo quanto riportato in un comunicato Ansa del 19 giugno 2020, un avvocato di Usmate Velate (Monza) è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Monza a quattro anni di reclusione e all’interdizione dalla professione per cinque anni, per stalking nei confronti di un imprenditore brianzolo. A quanto emerso dalle indagini, l’avvocato avrebbe intentato oltre duecento cause civili e penali nei confronti di un suo ex cliente da quando, nel 2011, questi avrebbe deciso di interrompere la loro collaborazione. “Con il ricorso sistematico e strumentale ad incessanti e infondate azioni giudiziarie”, si legge nel capo di imputazione, l’avvocato “arrecava molestie ai predetti [l’imprenditore e la sua famiglia], costringendoli a modificare le loro abitudini di vita ed esponendoli a continue spese processuali e a gravi ricadute sul piano dell’immagine professionale e personale.” Si tratterebbe, precisa la fonte, della prima condanna in Italia appunto per tale peculiare tipologia di stalking.

 

 

Per approfondire:

B. Gargiullo, R. Damiani, Lo stalker, ovvero il persecutore in agguato. Classificazione, assessment e profili psicocomportamentali, Milano, Franco Angeli, 2008.

S. Luberto, Introduzione a Donne vittime di stalking: riconoscimento e modelli di intervento in ambito europeo, Milano, Franco Angeli, 2003.

J.H. Kamphuis, P.M. Emmelkamp, “20 Years of Research into Violence and Trauma: Past and Future Developments”, in Journal of Interpersonal Violence, 20, 2005.

K.K. Kienlein, “Developmental and social antecedents of stalking”, in J.R. Meloy (ed.), The psychology of stalking: clinical and forensic perspectives, San Diego, Academic Press, 1998.

M. Aramini, “Lo stalking: aspetti psicologici e fenomenologici”, in G. Gulotta, S. Pezzati (a cura di), Sessualità, diritto, processo, Milano, Giuffré, 2002.

P.E. Mullen, M. Pathé, R. Purcell, Stalkers and their victims, Cambridge University Press, New York 2000; Stalking: new construction of human behaviour, in Australian and New Zealand Psychiatry, 35, 2001.

R.E. Palarea, M. Zona, J. Lane, J. Langhinrichsen-Rohling, “The Dangerous Nature of Intimate Relationship Stalking: Threats, Violence, and Associated Risk Factors”, in Behavioural Sciences and the Law, 17, 1999.

A. Oliverio Ferraris, “Stalker il persecutore”, in Psicologia Contemporanea, 164, 1999.

F. Russo, Lineamenti di psicologia criminale e investigativa. Il criminal profiling per l’analisi dei crimini violenti, Torino, Celid, 2010.

D. Westrup, “Applying functional analysis to stalking behaviour”, in J.R. Meloy (ed.), The psychology of stalking: clinical and forensic perspectives, San Diego, Academic Press, 1998.

P.E. Mullen, M. Pathé, “Stalking”, in Crime and Justice, 29, 2002.

M. Lattanzi, G. Ferrara, I. Mascia, G. Oddi, “Stalking: la ricerca italiana e internazionale”, in M. Lattanzi e A. Oliverio Ferraris (a cura di), Stalking, Roma, Ediservice, 2003.

G.M. Galeazzi, P. Curci, “La sindrome del molestatore assillante (stalking): una rassegna”, in Giornale Italiano di Psicopatologia, 7, 2001.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/06/19/prima-condanna-per-stalking-giudiziario_9a3f141a-94e1-40d7-82e3-93e7785aac3f.html