Criminologia, la scienza che studia il male

“È un dato di fatto che, mai come oggi, la criminologia attira tanto interesse e curiosità, grazie alla diffusione delle notizie di cronaca nera attraverso le vecchie e nuove tecnologie, ma anche all’aumento del benessere nelle società occidentali, che produce maggiori aspettative per la qualità della vita e minore tolleranza nei confronti della criminalità”[1].

 

Così si legge in un recente volume dedicato alla materia.

 

In effetti, attualmente i mezzi di comunicazione riservano notevole risalto a delitti e indagini criminali, sia pure in modo non sempre idoneo a consentire al pubblico di percepire adeguatamente l’ampiezza e la complessità delle tematiche considerate.

 

Si può affermare, che i mass-media abbiano persino creato, negli ultimi anni, una sorta di estetica della criminologia e dell’investigazione, in grado di richiamare ed evocare suggestioni ormai radicate nell’immaginario collettivo.

 

Le copertine dei libri che trattano l’argomento abbondano di immagini di nastri di plastica che delimitano le scene del crimine, impronte digitali, macchie di sangue e bossoli di proiettile.

 

Lo stesso vale per le sigle di telefilm e per le trasmissioni televisive che si dedicano alla cronaca giudiziaria. Molti studenti che aspirano a intraprendere una carriera in ambito criminologico hanno spesso maturato tale proposito proprio grazie a suggestioni, appunto, massmediatiche.

 

Quando, in sede accademica, si dedicano allo studio della criminologia, è possibile che rimangano un poco sorpresi nello scoprire che si tratta di una disciplina molto ampia e sfaccettata, solo in parte correlata all’investigazione criminale.

 

In sintesi, si può affermare che la criminologia “ha per oggetto lo studio dei fatti delittuosi, quello degli autori del reato e quello dell’indagine sulle diverse forme di reazione sociale alla criminalità. Lo studio della personalità della vittima e dei fenomeni di devianza, anche nelle sue manifestazioni non criminose, completa il quadro delle sue ricerche”[2].

 

Anche in assenza di un albo professionale che ne disciplini l’attività, la professione del criminologo sembra presentare una precisa e peculiare, sia pure ampia e variegata, fisionomia operativa, tanto come ricercatore che come consulente tecnico.

 

Come abbiamo visto, il suo oggetto di studio è il crimine sotto ogni possibile profilo e in ogni sua accezione e manifestazione.

 

E il metodo di indagine allo scopo impiegato sembra scaturire da una sintesi di prospettive analitiche attinte da varie discipline e non dall’adozione di un singolo, preesistente approccio conoscitivo.

 

In tal senso, spesso si ribadisce che la criminologia è una scienze multidisciplinare e interdisciplinare[3]. Una materia eclettica, integrata e autonoma, più che, come alcuni sostengono, una articolazione – di volta in volta – dell’antropologia, della psicologia, della sociolo­gia, della medicina o del diritto. Sembra, piuttosto, che il criminologo possa considerarsi un umanista-scienziato capace di unificare tali prospettive appunto nel tentativo di comprendere un fenomeno tanto complesso e dalle numerose sfaccettature quale, appunto, il crimine.

 

 

Questo eclettico analista procede quindi a raccogliere e valutare dati relativi al delitto, alla devianza, al delinquente e alla reazio­ne sociale al crimine e, oltre a rivelarsi, ad esempio, un valido interlocutore del legislatore nel mettere a punto adeguate strategie di contrasto delle condotte delinquenziali, può fornire utili consulenze agli operatori del diritto, nelle varie fasi del procedimento penale.

 

 

Nel corso delle indagini preliminari, in breve, il criminologo potrà operare come consulente tecnico del pubblico ministero e dell’avvocato nonché “[…] come ausiliario di P.G. […] per interpretare le modalità esecutive di un’azione criminosa, per valu­tare l’attendibilità o meno di un teste o dell’indagato sottoposto ad interrogatorio, per intervistare la vitti­ma o il minore traumatizzati dall’evento criminoso, per delineare, infine, il profilo dell’ipotetico crimi­nale (criminal profiling)”[4].

 

 

 

 

In sede dibattimentale, il suo contributo può risultare essenzialmente teso alla valutazione della capacità di intendere e di vo­lere dell’imputato e presuppone dunque una specifica formazione medico-psichiatrica.

 

Nella fase dell’esecuzione della pena, lo studioso di fenomeni criminali può assistere la magistratura di sorveglianza nell’indi­viduare utili modalità di personalizzazione del trattamento sanzionatorio, tramite consulenze tese a “valutare la genesi del comportamento o dei comporta­menti criminali, individuarne le possibili cause, nonché svolgere una prognosi circa possibili recidive”[5].

 

Un’attività dunque, quella del criminologo – studioso e consulente – che rivela significative e stimolanti potenzia­lità e assolve a una indispensabile funzione nell’ambito del consesso sociale. La rappresentazione che i media ne propongono, lo abbiamo accennato, non sempre si rivela idonea a consentire a lettori e spettatori di coglierne l’essenza.

 

Spesso le esigenze dello spettacolo prevalgono sul realismo e sulla verosimiglianza.

 

E ciò non solo in opere di fiction ma anche in pubblicazioni e programmi televisivi che asseriscono di voler documentare la realtà.

 

Travisamenti e distorsioni, spettacolarizzazioni e “licenze poetiche” che, nella loro arbitrarietà, ci sembrano parimenti significativi come oggetto di studio: ciò proprio perché rispecchiano l’interesse immancabilmente suscitato, al di fuori del ristretto ambito degli operatori del settore, da una disciplina che esplora le zone d’ombra degli esseri umani, le loro radicate attitudini antisociali, le loro spinte distruttive.

 

Una disciplina impegnata, dunque, a indagare sugli aspetti più perturbanti e potenzialmente pericolosi di ciascuno di noi. E che, con efficace e suggestiva sintesi, qualcuno ha definito la “scienza che studia il male”[6].

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] G. Marotta, Criminologia. Storia, teorie, metodi, Padova, Cedam, 2015, p. 10.

[2] Aa.Vv., Compendio di criminologia, Napoli, Simone, 2012, p. 6.

[3] L. Marrone, Appunti di Criminologia. Lo studio del delitto e le sue applicazioni, Roma, Bulzoni, 2017.

[4] F. Donato, Criminalistica forense. Protocolli e tecniche delle inda­gini scientifiche, Milano, Franco Angeli 2013, p. 42.

[5] I. Merzagora, G. Travaini, Il mestiere del criminologo. Il collo­quio e la perizia criminologica, Milano, Franco Angeli 2015, p. 16.

[6] G. Marotta, op. cit.